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Co-programmazione

Terzo Settore. Che cos’è la co-programmazione?

Quando un Ente entra in sinergia con i protagonisti del Terzo Settore e si avvia un’analisi dei bisogni della collettività e degli interventi da programmare, tenendo conto delle risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo prefissato, si parla di co-programmazione.

Solitamente, è l’Ente pubblico istituzionalmente responsabile ad avviare il procedimento di co-programmazione, attraverso la pubblicazione di un avviso ad evidenza pubblica, comprendente i criteri di partecipazione.

L’avviso, nello specifico, deve contenere:

  1. a) l’oggetto del procedimento di co-programmazione;
  2. b) i requisiti dei partecipanti;
  3. c) le modalità attraverso cui presentare la domanda e le relative dichiarazioni;
  4. d) i tempi e le modalità di svolgimento del procedimento;
  5. e) la conclusione dello stesso;
  6. f) il regime di pubblicità e trasparenza.

Tutti i settori di interesse generale individuati dal Codice del Terzo Settore sono oggetto di co-programmazione: essa prevede diverse sessioni debitamente verbalizzate, e termina con un documento di sintesi approvato dal gruppo di lavoro. Dal confronto tra le parti emergono bisogni inseriti in un quadro più ampio di indirizzi e priorità.

All’interno delle linee guida approvate con il D. M. n. 72 del 31 marzo 2021 è possibile rinvenire la disciplina del procedimento di co-programmazione; nello specifico, l’art. 55 del Codice del Terzo Settore prevede che:

  1. le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attività di cui all’articolo 5, in attuazione dei principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, debbano assicurare il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento, poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché delle norme che disciplinano specifici procedimenti e in particolare di quelle relative alla programmazione sociale di zona;
  2. la co-programmazione deve consentire alla pubblica amministrazione procedente di individuare i bisogni da soddisfare, gli interventi necessari a tal fine, le modalità di realizzazione degli stessi e la disponibilità delle risorse;
  3. alla luce degli strumenti di programmazione di cui comma 2, la co-progettazione deve definire ed eventualmente realizzare specifici progetti di servizio o di intervento, al fine di soddisfare bisogni definiti;
  4. attraverso forme di accreditamento, nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento, è possibile individuare, ai fini di cui al comma 3, gli enti del Terzo settore con cui attivare il partenariato, una volta che la pubblica amministrazione procedente abbia definito gli obiettivi generali e specifici dell’intervento, della durata e delle caratteristiche essenziali dello stesso, accanto ai criteri e alle modalità necessarie a individuare gli enti partner.

Secondo quanto affermato dalla Corte Costituzionale con la pronuncia n. 131/2021, questa disposizione contribuisce all’attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale. Di fatto, attraverso la co-programmazione e la co-progettazione l’Ente Pubblico ottiene informazioni da soggetti attivi sul territorio e un apporto significativo in termini di organizzazione e capacità di intervento.

È la co-programmazione, dunque, lo strumento che consente agli Enti Pubblici di individuare i reali bisogni della collettività e, al contempo, le strategie più efficaci per assicurare la loro realizzazione.

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